“La dimensione della partecipazione riveste da sempre un ruolo strategico per l’Unione europea, con l’obiettivo di aprire al massimo l’accesso alle informazioni nel segno della trasparenza” – ha affermato Vittorio Calaprice, Settore Affari politici, Rapporti con le istituzioni nazionali, Rappresentanza in Italia della Commissione europea - “e l’adozione da parte della Commissione del Codice europeo di condotta sul partenariato nell’ambito dei fondi strutturali e di investimento europei va esattamente in questa direzione”. Nelle proposte della Commissione e nelle linee strategiche per il periodo 2014-2020 è stato infatti più volte richiamato come la partecipazione attiva dei partner in tutte le fasi del ciclo di programmazione migliori la qualità dell’attuazione della strategia Europa 2020 e contribuisca a rendere l’intero processo più inclusivo e trasparente verso i cittadini. “ E la partecipazione - ha aggiunto Calaprice – il saper fare massa critica, fare rete e condividere i processi è anche un elemento fondamentale della capacità istituzionale”.
“Si fa una buona capacità amministrativa se si fa una buona partecipazione – ha fatto eco Augusto Vino, esperto di analisi e valutazione dei sistemi di governance, Formez PA – e i processi decisionali inclusivi sono una sfida sia per la politica che per l’amministrazione. All’insegna delle due parole chiave, dialogo e innovazione, la parte politica è chiamata a fare un passo indietro ma, al tempo stesso, anche un passo in alto”.
“Partecipazione è civiltà, democrazia compiuta – ha concordato Marco Villani, Direttore Operativo Formez PA, nel suo saluto introduttivo – e la capacità di partecipare è come un bagaglio di ‘capitale democratico’, nel solco delle indicazioni giunte in questi anni dall’Unione Europea per un sistema di produzione di politiche pubbliche multi-level governance” .
Ma quali le esperienze maturate dal progetto Capacity SUD sul tema della partecipazione, quali gli esiti e quali gli impatti organizzativi, anche in termini di rafforzamento della capacità istituzionale, che sono stati generati dalla realizzazione dei processi partecipativi?
“Coinvolgere i partner nella nuova programmazione comunitaria ha sicuramente aumentato le conoscenze e le competenze tecniche di tutti i componenti del Tavolo su questa tematica e ha anche facilitato la messa in rete delle competenze stesse”, nelle parole di Anna Semmola, Dipartimento della programmazione e dello sviluppo economico, Regione Campania, che ha raccontato l’esperienza di affiancamento e supporto al Tavolo Regionale di Partenariato sia nel processo di attuazione e verifica dei Programmi Operativi regionali 2007-20013 che nel processo di programmazione dei fondi strutturali 2014-2020. “E’ stata consolidata, di conseguenza, da parte dei partner, la consapevolezza sul ruolo, le modalità e le capacità necessarie per agire al meglio le proprie funzioni”.
“Una riorganizzazione degli uffici, ridotti da otto a cinque, con una migliore gestione delle risorse umane, l’introduzione di strumenti digitali come le determine on line, il rispetto dei tempi procedimentali e una nuova motivazione di tutti di dipendenti comunali”, questi i principali risultati illustrati da Francesco Bellifemine - Assessore al Personale, Innovazione, Sviluppo Economico e Lavoro negli anni 2013 e 2014 per il Comune di Molfetta – nel suo bilancio dell’esperienza-laboratorio per la realizzazione dell’Action Plan comunale della città pugliese, presentato nel marzo 2015, e per il supporto all’organo politico e alla dirigenza nell’analisi e revisione dell’assetto organizzativo dell’amministrazione.
Un’azione di accompagnamento, da parte di Capacity SUD, ai primi percorsi di consultazione pubblica on line per la definizione dei Programmi Operativi regionali, è stato invece il fulcro dell’esperienza siciliana #OPENFESR, realizzata tra aprile e luglio 2014. ”Più di 300 le idee pervenute, e oltre 400 i commenti, – ha sottolineato Marco Tornambè, Area Comunicazione, Dipartimento Regionale della Programmazione, Regione Siciliana – “anche se spesso non facilmente incasellabili nel programma perché o troppo di massima o troppo specifiche. Ma un’esperienza sicuramente positiva anche se c’è da migliorare sui tempi di pianificazione del processo di consultazione rispetto alla stesura del Por. L’obiettivo adesso è quello di spostare il processo anche nella fase dell’attuazione del programma, una sorta di ‘monitoraggio civico’. Questa perlomeno è la proposta che abbiamo avanzato nella bozza del Piano di Rafforzamento Amministrativo”.
La seconda sessione dell’evento - sempre moderata da Domenico Pennone, giornalista esperto di comunicazione pubblica e innovazione - è stata invece specificatamente dedicata al confronto tra attori istituzionali ed esperti sul tema del rafforzamento della capacità istituzionale per la pianificazione e gestione di processi partecipativi consapevoli e di qualità.
“Azioni di consulenza e cambiamento organizzativo e formazione rivolta ad una ampia platea di attori”, questi - nelle parole di Serenella Paci, esperta di processi partecipativi, Formez PA - due degli interventi di capacity building necessari per sostenere le amministrazioni che avviano processi partecipativi. “Più che concentrarsi su un singolo Assessorato alla Partecipazione – ha aggiunto la Paci – è più utile sviluppare competenze trasversali in ogni assessorato. Come coinvolgere la parte politica, che è il garante delle decisioni? Nel momento in cui questa ‘decide di non decidere da sola’ è importante la consapevolezza di ciò che si sta facendo. Decidendo in modo partecipato non si perde potere ma in realtà si aumenta il consenso”
“Per pianificare processi partecipativi di qualità – ha ribadito Vino – sono necessarie capacità di programmazione e gestione, abilità tecniche e competenze sia esterne che interne all’amministrazione. Ci vogliono amministrazioni che funzionano, abituate a lavorare per politiche e in filiera interistituzionale. Chi decide, per non frustrare il processo partecipato, deve saper farsi carico, nel momento delle scelte, degli esiti della partecipazione. In sintesi, bisogna ancorare i processi decisionali dentro i processi amministrativi”.
“Bisogna strutturare i nostri processi partendo dalla realtà, dai bisogni dei nostri utenti”, l’opinione di Anna Maria Linsalata - responsabile Informazione e pubblicità del POR FESR, Regione Emilia Romagna - alla luce dell’esperienza di percorso partecipato di ascolto e confronto con il mondo produttivo e la comunità emiliano-romagnola “Por per fare”, realizzato dal maggio al dicembre 2013, per condividere le linee del futuro Programma operativo Fesr. “Nel nostro caso, ad esempio, è stato molto positivo, in tutte le sue fasi, il processo che ha coinvolto più di cento ricercatori sul tema della Smart Specialisation Strategy. Gli atri percorsi, a dire il vero, sono stati un pò’ più improvvisati. Il ‘capitale democratico’, di dati e informazioni da comunicare all’esterno è molto importante - ha aggiunto – perché bisogna partire dalla trasparenza, testando le interfacce con i cittadini. E se dovessi dire cosa è mancato nel nostro processo, e di cosa quindi sentiamo il bisogno, direi che c’è mancato un facilitatore”
Molti spunti quindi e suggestioni che, partendo da alcune esperienze realizzate dalle amministrazioni regionali e locali per evidenziare i punti di forza e di debolezza dei processi attivati, aprono ad una ulteriore riflessione sugli interventi di capacity building ancora necessari per migliorarne l’efficacia.
I lavori del 26 maggio – il II evento nazionale che fa seguito al I evento del 30 maggio 2013 - hanno anche rappresentato il momento conclusivo di un percorso progettuale. “Nella giornata di oggi – ha ricordato Elena Tropeano, Progetto Capacity SUD, Formez PA – c’è un valore istituzionale, di restituzione dei risultati raggiunti, un valore strategico, perché in questi anni abbiamo realizzato capacità istituzionale ed è importante che in futuro tutto questo non sia ossificato da una cultura amministrativa solo burocratizzata, ed anche un valore simbolico, dopo tre anni e mezzo di lavoro insieme alle quattro Regioni Ob. Convergenza. Abbiamo cercato di collegare le politiche pubbliche alle organizzazioni, buone politiche con buone organizzazioni, intese non come macchine ma come organismi vitali. E penso di poter dire che abbiamo contribuito ad alzare il tasso di fiducia nelle amministrazioni regionali. E, specie nel sud del nostro paese, di questo c’è molto bisogno”